I mutamenti legislativi

Come anticipato gli interventi normativi sono stati molteplici e non sempre lineari, tali da rendere necessaria una complessa interpretazione, specie in relazione alle eterogeneità dei servizi coperti dalle aziende partecipate. Il primo tassello è stato posto nell’anno 2008. La legge n. 244/2007 stabilisce infatti che le amministrazioni pubbliche non possono costituire o assumere direttamente partecipazioni, anche di minoranza, in società, a meno che le stesse non abbiano ad oggetto attività di produzione di beni o servizi strettamente necessari al perseguimento delle proprie finalità istituzionali e non producano servizi di interesse generale. nell’ambito. Il Comune di Sesto ha effettuato la ricognizione di legge, prevista dalla legge, entro la fine del 2010, ed il loro numero oltreché il loro rilievo per la gestione dei servizi dell’Amministrazione Comunale di Sesto Fiorentino sono stati confermati.

L’intervento normativo più rilevante, per lungo tempo, è stato il D.L. n. 78/2010, il quale prevedeva un percorso di progressiva dismissione e un generalizzato divieto di costituzione di nuove società. Il termine per le dismissioni, dopo continui rattoppi legislativi ed interventi giurisprudenziali, è slittato alla fine del 2013. Il D.L. 95/2012 ha poi stabilito per le società controllate con fatturato costituito per oltre il 90% dalla prestazione di servizi alle amministrazioni o lo scioglimento o l’alienazione entro il 2013. Questa norma è stata oggetto di ben due censure di costituzionalità, che ne hanno fortemente circoscritto il raggio di azione.
Fin qui la volontà reiterata e manifesta del legislatore di dismettere il regime delle partecipazione che ha incontrato ben poco successo.

Del resto, i dati contenuti nel primo Rapporto prodotto dal Dipartimento del Tesoro sulle partecipazioni detenute dalle Amministrazioni Pubbliche al 31 dicembre 2011 appaiono evidenti: le perdite sono concentrate nella grande maggioranza nelle grandi città. Non stupisce che la normativa, concentrata sulle piccole aziende dei comuni inferiori ai 50 mila abitanti come Sesto Fiorentino si sia rivelata del tutto inefficace.

Con la legge n. 147/2013 il cambio di rotta totale, giacché è stato abrogato l’obbligo di mantenere una sola partecipazione. Si apre nuovamente la possibilità, per le Amministrazioni, di decidere in piena autonomia in quali e quanti settori mantenere o meno partecipazioni azionarie, senza censure aprioristiche e centralistiche, poco rispettose del ruolo degli enti locali e della loro capacità di organizzazione dei servizi sul territorio. Con la stessa legge si è prevista anche l’abrogazione della previsione di scioglimento delle cosiddette società strumentali o della loro alienazione. La legge di stabilità prevede vincoli per un attento monitoraggio dei bilanci delle società, cui sono chiamate le amministrazioni. In particolare si prevede che a decorrere dal 2017, in caso di risultato negativo per quatto dei cinque esercizi precedenti, la messa in liquidazione entro sei mesi dalla data di approvazione del bilancio.

L’attenzione sembra essersi dunque spostata, e noi crediamo giustamente, sulle misure per un necessario controllo dei conti. Su ciò il Comune di Sesto Fiorentino è sempre stato particolarmente vigile. Convinto allo stesso tempo che dovesse essere potestà autonoma degli enti locali, come in tutta Europa, scegliere le modalità migliori e più confacenti per la gestione dei servizi per le loro comunità.

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