La mancanza di risorse

Al quadro che abbiamo descritto si è sommata una sempre più cronica mancanza di risorse. Dal 2004 si è assistito ad un processo costante ed irreversibile di contrazione: i trasferimenti dello Stato sono precipitati, fin quasi ad azzerarsi; il fondo sociale è stato azzerato; gli obiettivi del patto di stabilità per gli enti locali sono stati costantemente innalzati.

Questa amministrazione, che ha sempre messo ogni sforzo per garantire bilanci virtuosi, onorando costantemente i pagamenti con i fornitori, si è trovata fra le mani avanzi di amministrazione che non poteva spendere, a causa di leggi e vincoli nazionali. In questa situazione, abbiamo ritenuto comunque nostro dovere rispondere alla mancanza di risorse difendendo il welfare locale. Non era facile, ma ci siamo riusciti. Non riducendo, ma anzi aumentando, i servizi all’infanzia, ai disabili, agli anziani. Tutelando, anche con apposite misure, le fasce di popolazione più deboli, coloro che sono più esposti al morso della crisi.

La crescita dei bisogni

A fronte di una costante tendenza alla contrazione delle risorse, abbiamo dovuto fare i conti con una costante crescita dei bisogni e, anche, con la loro sempre maggiore segmentazione. Si tratta di una dinamica diffusa, che non riguarda soltanto la nostra collettività, ma che interesse più in generale la nostra società, che appare sempre più stratificata e differenziata nelle esigenze, nei bisogni, negli interessi, nelle tensioni per il futuro. L’oggi non è uguale all’ieri. La sfida che abbiamo accettato è stata quella di trovare soluzioni all’altezza del mutamento sociale. Con l’impegno per l’uguaglianza e le pari opportunità, così come è sancito dall’art. 5 della Costituzione.

Art. 5
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell’autonomia e del decentramento.