In questi dieci anni abbiamo assistito a livello nazionale ad una ripetizione ossessiva, ad una cantilena che trovava le proprie parole d’ordine nel federalismo. Purtroppo, sono rimaste parole vuote di senso. Devolution, federalismo fiscale e demaniale hanno manifestato i limiti di impostazioni che non facevano i conti con le reali esigenze dei territori e non si sono mai trasformate, da parole di propaganda in parole di realtà che consentissero alle autonomie locali una nuova programmazione dei servizi sul territorio.
Al contrario. Le politiche fiscali, al di là degli impegni altisonanti, hanno manifestato una tendenza e una volontà inverse. Si sono considerati gli enti locali non come motori di sviluppo, anche di natura anticiclica in fase di recessione, ma soltanto come centri di spesa. Si è creduto di dover applicare politiche che ne minassero l’autonomia. Si pensi prima all’abolizione dell’Ici e successivamente all’abolizione dell’Imu sulla prima casa, togliendo così agli enti locali leve fondamentali attraverso cui rendere sostenibile il principio di autonomia, così come previsto dall’art. 119 della Costituzione.
Si sono voluti imporre obiettivi di patto sempre più alti e impedito anche ai Comuni virtuosi come il nostro, cui non mancavano risorse, di impiegarle a favore dello sviluppo della collettività. Si è proclamato a piene mani l’autonomismo cui si è costantemente tarpato le ali, imponendo di fatto un modello neocentralistico, ritenendo che la risposta alla crisi consistesse nel diramare dispacci dal centro alla periferia del sistema su come spendere, su dove investire, su come organizzare i servizi.
Governare a testa alta questi 10 anni ha significato tutto ciò: fare fronte costantemente ad un quadro normativo in mutamento spesso contraddittorio ed a pieno sfavore degli enti locali. Lo abbiamo fatto, con passione e coraggio. Di questo siamo certi. Altri, e non noi, sono chiamati a giudicare il lavoro fatto.

Art. 119
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l’effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i principi generali determinati dalla legge dello Stato.
Possono ricorrere all’indebitamento solo per finanziare spese di investimento. E’ esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti.