Un resoconto della vicenda

L’idea della Città della Piana è un’intuizione che viene da lontano e precede il primo mandato amministrativo di questa amministrazione. In previsione delle elezioni amministrative, il 9 maggio 2004, fra i candidati sindaci di Calenzano, Campi Bisenzio, Sesto Fiorentina a Signa fu stipulato il documento programmatico “Un patto per la Piana”, con il quale essi si impegnavano, nel raccogliere il lavoro svolto dai predecessori, a rilanciare e a portare a compimento il progetto di Unione dei quattro Comuni, con l’intento di giungere alla costituzione della “Città della Piana Fiorentina”. Una nuova entità, di dimensione sovracomunale, che raggruppasse e desse istituzionalmente rappresentanza unitaria a 120.000 abitanti e condividesse funzioni e azioni di programmazione. Una grande scelta strategica e una grande opportunità. Imprimere una forte accelerazione ai progetti di integrazione già avviati fra i Comuni, nell’ambito di un territorio di cui era evidente la natura fortemente omogenea, al di là dei confini comunali, sia per conformazione urbanistica, sia per condizioni ambientali e di sviluppo.

Una grande opportunità pensata non già in contrapposizione ad un progetto, in divenire allora come adesso, di una più ampia città metropolitana, ma parte integrante di esso, che facesse un suo punto di forza della natura sovracomunale di molti bisogni essenziali delle comunità e delle necessità di efficientamento dei servizi su di un territorio segnato da forti tratti continuità e da una naturale tendenza a pensare il futuro in termini di area vasta. Nel programma elettorale dei candidati sindaco del centro sinistra compariva un paragrafo, “Sesto Fiorentino, la Piana Fiorentina e la Città Metropolitana: una salto di qualità”, identico per tutti e quatto i candidati. Sulla base di questa forte spinta progettuale e programmatica, immediatamente dopo le elezioni fu affidato l’incarico di supporto ed assistenza al processo di costituzione della “Città della Piana”.

citta-della-piana

Una grande scelta strategica, una opportunità, ma anche una sfida. Trovare le modalità di rappresentanza in un ente di secondo livello che desse piena ed equilibrata rappresentatività ai territori; individuare le funzioni associate, in controtendenza rispetto ad una pratica amministrativa storicamente tesa al contrario a parcellizzarla sui territori. Definire strategie comuni e percorsi amministrativi condivisi. Su questa ipotesi discutevamo nel 2006, portando avanti un confronto ed una riflessione complessi, articolati, non facili, ma rispetto ai quali nessun soggetto in campo si era, fino ad allora, mai sottratto.

A partire dal Comune di Sesto Fiorentino che fin dal 2004 aveva assunto il ruolo di capofila del progetto, premendo affinché il confronto procedesse e superasse ogni volta, con sintesi più avanzate, i momenti di stallo e di difficoltà inevitabili. Finalmente, il 9 aprile 2009, la sottoscrizione di una “Dichiarazione congiunta”, da parte dei quattro sindaci in carica, che esordiva con la giunta soddisfazione affermando che “è giunto a conclusione il lavoro preparatorio della Città della Piana Fiorentina”.

Il 25 marzo 2010 veniva trasmessa dal Sindaco al Presidente del Consiglio Comunale di Sesto Fiorentino una prima bozza di Statuto, affinché “possa essere discusso e sia possibile raccogliere osservazioni e proposte, fondamentali per giungere alla stesura definitiva”. Realizzare l’Unione dei Comuni affidando ad essa, in prima battuta, la programmazione territoriale significava non rinunciare alla sfida, ma cercare, nel mutare delle condizioni, di darle gambe solide, per il presente e per il futuro. Molteplici sono state a questo riguardo le riunioni e gli incontri, tutti volti a definire i confini di un Piano strutturale comune, atteso da cittadini, operatori, associazioni. Si sarebbe trattato del primo grande atto di programmazione unitaria del territorio, che purtroppo non ha avuto esito.

Il 15 luglio successivo, rispettando in pieno il crono programma dei lavori, il Comune di Sesto Fiorentino aveva concluso la fase di confronto istituzionale e raccolta delle osservazioni, pronto ad affrontare la fase finale della discussione con gli altri Comuni. Da quella data in poi, sul punto di compiere il passo finale, il meccanismo si inceppa. Il Sindaco di Sesto Fiorentino si spenderà in una opera di continua sollecitazione rivolta ai colleghi degli altri Comuni, perché la discussione istituzionale di ciascuno precipiti in una decisione collettiva finale. Sarà un lavoro lungo e difficile, portato avanti sempre con la medesima convinzione, volto a smussare angoli, a superare inciampi, a trovare equilibri. Tutte le sollecitazioni, le lettere, i telegrammi, non vedranno risposte concrete, determinando di fatto lo stallo del progetto.

Focus di approfondimento

Dopo l’invio dell’ultima bozza, che rappresentava la sintesi ed il succo di processo lungo e faticoso, durato un decennio, fatto di innumerevoli incontri, riunioni, tecniche e politiche, la storia della Città della Piana si è trasformata in una teoria di lettere e sollecitazioni inviate agli altri Comuni dal Sindaco di Sesto Fiorentino, rimaste purtroppo disattese.

Il 5 marzo 2012 è stata la volta di un’ultima lettera. In essa, dopo una dettagliata ricostruzione della lunga vicenda, si concludeva che “Non posso che tornare a sollecitare un’ultima volta la chiusura di un percorso per troppo tempo protrattosi, prendendo atto nel contempo dell’esaurirsi della forza propositiva del mio ruolo. Da questo momento in avanti resto pertanto in attesa che altri fra voi raccolga in prima persona l’impegno a guidare a conclusione il percorso di approvazione dello Statuto della Città della Piana Fiorentina, pronto fin da subito, per quanto mi riguarda, agli atti da assumere e, ancor più, profondamente convinto del grave errore che rappresenterebbe tanto sul piano amministrativo quanto su quello politico ed istituzionale, abbandonare a se stesso il progetto di Unione di Comuni in cui tutti noi, e altri oltre e prima di noi, siamo da anni impegnati”. Questa lettera attende ancora una risposta.

Abbiamo creduto con ogni nostra forza che il progetto della Città della Piana dovesse trovare uno sbocco istituzionale. Per questo, abbiamo, senza posa, contribuito a ridefinirlo, anche cercando ed individuando le forme di una necessaria gradualità. Le due bozze dello Statuto che fra marzo ed aprile 2010 il Comune di Sesto Fiorentino ha trasmesso agli altri Comuni, dopo aver verificato e sondato opinioni e tentato una costante mediazione, non sempre semplice, di intendimenti ed interessi, prevedevano una ridefinizione del progetto, nell’ordine temporale della sua realizzazione.

Il punto di equilibrio era stato individuato nel dare attuazione immeditato alla funzione associata di quella che è la leva principale in mano agli enti locali, la programmazione territoriale. Partendo dalla esigenza di una necessaria armonizzazione degli strumenti urbanistici di ciascuno, ma anche, e ancor prima, dalla necessità di una programmazione territoriale congiunta. La realizzazione del termovalorizzatore, la costruzione del Parco della Piana, le grandi infrastrutture, la questione aeroportuale, tutte tematiche già al centro della “Dichiarazione congiunta” del 2009 chiedono e necessitano risposte concertate e comuni.

Credevamo allora e crediamo ancora oggi che la modernità presenti sfide complesse, a cui non si può rispondere con un frazionamento ed una parcellizzazione degli interventi sul territorio, ma con un’ottica più ampia, orami inevitabilmente sovracomunale, che cerchi di dare risposte uniformi a problematiche omogenee. Questo era vero nel 2004 ed è ancora più vero oggi, dopo che, in dieci anni, si è assistito ad una (allora) imprevedibile contrazione delle risorse in mano ai decisori pubblici ed al morso di una crisi senza precedenti.

La cosiddetta “abolizione delle province” ha dato una risposta debole e demagogica ad un problema complesso. Si chiamino aree vaste o superprovince; si parli di una “Firenze grande” o della città metropolitana, il peso delle sfide non può che trovare risposte in una dimensione che travalichi il confine comunale. La Città della Piana poteva essere una risposta amministrativa concreta, che si colloca in questa dimensione ed in questa prospettiva. Nessuna delle ragioni fondanti di quel progetto e venuto meno. Le esigenze che lo hanno mosso si sono al contrario rafforzate.