Il fallimento di Ginori ha rappresentato il momento più difficile dell’intera vicenda, in cui davvero si è toccata con mano, dopo dieci anni, la concreta possibilità del concludersi di una esperienza di produzione, creatività e lavoro ultracentenaria. Dopo il fallimento, i bandi, per trovare un nuovo compratore, una nuova proprietà. Il primo, pubblicato il 15 febbraio 2013, con base d’asta di 14,2 milioni, andrà deserto.

Poi un secondo, pubblicato il 4 aprile 2012, con base d’asta di 13 milioni di euro. Va dato atto sia al Collegio dei liquidatori prima che al curatore fallimentare poi di aver mantenuto sempre viva l’interlocuzione con le istituzioni e con le organizzazioni sindacali, avendo ben chiaro come fosse essenziale tutelare la permanenza della produzione e del marchio a Sesto Fiorentino, evitando lo ‘spezzatino’ che è il triste esito di molte vicende fallimentari. Il secondo bando, scaduto il 22 aprile, vedrà finalmente la partecipazione di un compratore, una prestigiosa azienda che fa parte di un grande gruppo industriale francese: Gucci.

La nuova proprietà rileverà Ginori, accettando di riassorbire 230 lavoratori sui 303 al momento in cassa integrazione. L’azienda definirà il 17 maggio 2013 un accordo con tutte le sigle sindacali, che prevederà anche la possibilità di riassorbire il personale non assunto attraverso la rete logistica e dei servizi ausiliari di Gucci e comunque di garantire condizioni economiche favorevoli a quanti non avessero accettato la nuova collocazione. Questo accordo sarà sottoposto al giudizio dei lavoratori, che lo approveranno a larghissima maggioranza. Si conclude così la lunga vicenda della crisi di Ginori.

Si apre una nuova stagione. L’esposizione commerciale presso HOMI a Milano nel gennaio 2014 ha visto i primi segni chiari, tangibili, della volontà di rilancio del marchio e di una produzione di alta qualità da parte della nuova proprietà. Il 2014 si è aperto con una speranza per il futuro di Ginori e dei suoi lavoratori: che dopo gli anni tormentati della crisi sia giunto finalmente il momento del rilancio.