L’aeroporto ed il Parco della Piana. La nostra posizione

La nostra posizione sta tutta nelle parole del programma elettorale con cui ci siamo presentati alle elezioni del 2009: “La proposta delle piste parallele dell’aeroporto è per noi figlia di un’estemporanea improvvisazione, piuttosto che approdo di un ragionamento che, prospettato il modello di sviluppo per Firenze e l’area fiorentina, individui le priorità, contestualizzi gli interventi, ne segua le realizzazioni, senza ridurre l’idea della Firenze grande ad un parco tematico rinascimentale a servizio di indistinti turisti da condurre rapidamente presso le aree monumentali e rispedire rapidamente al mittente. Proporre un nuovo orientamento della pista, senza alcuna considerazione degli strumenti urbanistici in essere, anzi contraddicendo quanto sin qui ipotizzato per un’ampia area territoriale a nord ovest, è l’esatto contrario della nostra idea di sviluppo.

aeroporto

Il Parco della Piana non è un vuoto residuo, una rimanenza dello sviluppo urbanistico del nostro Comune. È l’eredità del buongoverno dei nostri predecessori che hanno saputo leggere il territorio, associando al rispetto per la collina e per Monte Morello, l’intoccabilità di una vasta area che assume ruoli di salvaguardia idraulica, naturalistici, di relazione e di opportunità per nuovo sviluppo ambientale.

Il Comune si opporrà in maniera assoluta e definitiva a qualunque proposta che, pur guardando a comprensibili possibilità di sviluppo dell’aeroporto di Firenze ed alla possibilità di migliorarne l’impatto sull’ambiente circostante, comprometta in maniera definitiva l’essenza stessa del parco e cioè l’intero territorio aperto compreso tra il lago di Val di Rose, le autostrade A1 ed A11 e la nuova Perfetti-Ricasoli Mezzana.

Il Parco dunque come vera e propria invariante infrastrutturale. Non negoziabile né barattabile”. Non c’è bisogno di dire molto di più; con questa posizione ci siamo presentati alle elezioni ed ottenuto il consenso per governare la nostra città. Nella convinzione, ieri come adesso, che tutelare il nostro territorio sia essenziale, ponendo in equilibro ‘vuoti’ e ‘pieni’.

Crediamo con convinzione che stravolgere completamente il Parco della Piana, rendendone subalterna la realizzazione alle prospettive di sviluppo aeroportuale, sia un errore grave, che non potrà non compromettere un’area già fortemente edificata e su cui si prevede la presenza ulteriore, e pesante, di altre infrastrutture.

Il conflitto istituzionale

La proposta di variante al Pit del 14 febbraio 2011 ha innescato un aspro conflitto istituzionale. Apertosi non, come troppo spesso si è semplificato, fra il Sindaco di Sesto Fiorentino ed il Presidente della Regione Toscana, ma riguardante un intero territorio, non disponibile a subordinare il progetto da lungo tempo condiviso del Parco della Piana alle esigenze dello sviluppo aeroportuale, peraltro sempre dichiarate, ma mai seriamente documentate da parte della Regione. Per questo motivo l’8 marzo 2011 il Sindaco di Sesto, insieme ai Sindaci di Calenzano, di Carmingnano, di Campi Bisenzio, di Poggio a Caiano e di Signa e ai Presidenti della Provincia di Firenze e Prato hanno preso carta e penna ed hanno scritto al Presidente della Regione manifestando un disagio profondo per una scelta che, oltre a ribaltare i fattori della discussione, è stata fatta “senza che sia stato attivato un confronto almeno con quelle Amministrazioni che dovrebbero subire le conseguenze delle scelte imprenditoriali della società che gestisce lo scalo”.

Chiedevamo, in quella lettera, un atto. Una “ufficiale pausa di riflessione” che consentisse di riaprire un confronto fra Regione, Comuni, Province; che consentisse di valutare a fondo l’impatto ambientale e sanitario delle scelte che, in solitudine, e senza alcuna consultazione con alcuno, la Regione si accingeva ad assumere, dando risposta a legittimi interessi privati, ma rinunciando così al suo ruolo primario, quello di regolatore di quegli interessi attraverso le politiche pubbliche. Nessuna risposta è giunta. Nessuna risposta è giunta neppure, e nessuna risposta ci attendevano, dall’incontro pubblico sul Parco Agricolo della Piana e qualificazione dell’Aeroporto di Firenze, tenutosi, per iniziativa del garante regionale della comunicazione nel governo del territorio prof. Massimo Morisi, al Polo scientifico di Sesto Fiorentino il 6-7 dicembre 2012. Nessuna risposta è venuta dalle ripetute audizioni della VI e VII Commissione regionale, in cui gli amministratori del territorio si sono recati, ancora una volta, a ripetere e motivare le ragioni della loro opposizione, gridando nel deserto, senza poter assistere ad alcun approfondimento su quelle stesse ragioni.

Abbiamo gridato il nostro no dai grandi manifesti 6 x 3 disseminati sul nostro territorio e nel Comune di Prato. La nuova proposta di variante del 27 febbraio 2013, depositata dalla Giunta dopo un percorso di ‘partecipazione’ meramente formalistico, non ha mutato lo scenario nelle componenti essenziali, ma ha anzi ribadito come unica soluzione in campo quella della pista parallela all’autostrada. Nessuna risposta concreta è stata data a fronte di richieste avanzate con franchezza e lealtà, senza nascondere i gravi timori per la tenuta dell’equilibrio ambientale, idraulico e sanitario di un’area che si troverebbe ad essere snaturata, sconvolta e sottoposta ad una pressione infrastrutturale insostenibile, e senza nascondere la nostra convinzione che la Regione Toscana dovesse riprendere in mano le redini di regolatrice dello sviluppo industriale del nostro territorio, contemperando le esigenze della qualificazione dell’aeroporto di Firenze, mai negate dal Comune di Sesto Fiorentino, con quelle della tutela dell’equilibrio ambientale dell’intera area. Senza subordinare il secondo alle prime.

Le nostre ragioni: la tutela di un territorio e di una comunità

Le nostre ragioni, come le nostre posizioni, non sono mutate. Sono legate alla difesa del nostro territorio. Realizzare la pista parallela all’A11 nella posizione prevista dal PIT comporterebbe lo spostamento del Fosso reale e il disegno del suo nuovo tracciato, con il conseguente spostamento dei sottoservizi ed il riposizionamento dello svincolo autostradale dell’Osmannoro. Né sull’uno né sull’altro la Regione ha detto ad oggi una parola. Dove saranno collocati? Chi sosterrà i costi? Quale sarà il prezzo da pagare in termini sanitari ed ambientali?

Realizzare la pista comporterà l’innalzamento del livello dell’autostrada A11. Dovrà essere individuata una nuova collocazione per la Cassa di espansione della Università, appena realizzata. L’orientamento della pista prevede un impatto su SIC (siti di interesse comunitario) essenziali per l’equilibrio faunistico ed ambientale del nostro territorio. L’oasi WWF di Focognano sarebbe cancellata e con essa anche l’area naturale protetta della Querciola. Il perimetro, la natura, del Parco della Piana, quale grande entità vuota ad equilibrare i pieni della città costruita, ne verrebbe completamente sconvolto. Un protocollo d’intesa sottoscritto il 2 agosto 2005 fra Provincia di Firenze, Comune di Campi Bisenzio e Sesto Fiorentino, Comune di Firenze ed ATO, che faceva seguito al Piano provinciale di gestione dei rifiuti, individua la localizzazione dell’impianto di termovalorizzazione nella Piana fiorentina.

Un successivo addendum, sottoscritto dai medesimi soggetti istituzionali con l’eccezione del Comune di Campi Bisenzio, individua la localizzazione dell’impianto all’interno del sito impiantistico già esistente di “Case Passerini”. Non è pensabile che nella Piana ci sia posto e possano convivere termovalorizzatore, nuova pista parallela, terza corsia autostradale. La tutela della nostra comunità prima di tutto. La Regione affidi ad un ente veramente terzo la realizzazione di valutazione dell’impatto sanitario e saremo pronti a discuterne gli esiti.

Com’è finita?

La variante al Pit è stata approvata dal Consiglio Regionale il 24 luglio 2013. Il Comune di Sesto Fiorentino il 24 ottobre scorso ha presentato un propria osservazione. Perché continuiamo a credere che la pianificazione del territorio debba avvenire contemperando le esigenze pubbliche con le legittime esigenze dello sviluppo ed al tempo stesso continuiamo a credere che le istanze dei privati, per quanto ingenti, non possono determinare la pianificazione territoriale. Questo è un principio irrinunciabile, che deve valere per tutti. Anche per la società Adf.

Il 25 gennaio scorso è stata la volta di una nuova lettera al Presidente Rossi. Questa volta a firma del solo Sindaco di Sesto Fiorentino, a seguito della presentazione pubblica del piano industriale di Adf e della minacciata intenzione del Presidente di bloccare l’iter che dovrà consentire la realizzazione della pista: “Vorrei dirti semplicemente che questa non può essere una partita a due tra te ed i privati interessati ai profitti dello scalo di oggi e di domani. È necessario riaprire il confronto, per rimettere al centro gli interessi pubblici feriti da studi di parte e da decisioni prese prima che il concessionario e l’ente regolatore si fossero espressi”.

Il Comune di Sesto Fiorentino non rinuncerà, finché sarà in carica questa amministrazione, alla propria posizione. Abbiamo avanzato un altro, ulteriore invito, al ripensamento e all’approfondimento congiunto su un tema determinante per la salute e l’equilibrio del nostro territorio. Aspettiamo ancora una risposta.

Lettera alla Regione Toscana