“La città deve continuamente rinnovarsi e trasformarsi – all’interno dei suoi confini – per assicurare il mantenimento e l’innalzamento delle qualità funzionali, sociali e formali che già ora ne fanno un centro di eccellenza nel panorama metropolitano”.
(Programma elettorale per il mandato amministrativo 2009-2014, pag. 22)

Il Piano Strutturale approvato nel marzo 2004 ha dettato gli indirizzi e le regole all’interno delle quali poter continuare con successo a pianificare lo sviluppo della nostra città. Il piano ha tracciato le linee guida per limitare il consumo del suolo entro confini certi con dieci anni d’anticipo rispetto alle attuali direttive regionali e nazionali, contestualmente alle politiche sulla valorizzazione del territorio aperto.

Ha inoltre definito il parco della Piana “un’infrastruttura”, ponendolo al centro delle politiche di sviluppo urbanistico ed economico. Gli indirizzi politici dettati e sostenuti dall’Amministrazione sono stati poi tradotti nei due regolamenti urbanistici approvati durante il decennio, il primo nel 2006 e il secondo nel 2014, all’interno dei quali è stata pensata la “città del futuro”. In una situazione di crisi mondiale come quella che stiamo attraversando, l’amministrazione comunale ha scelto di dare risposte certe e coerenti nelle politiche per l’abitare e negli spazi per la produzione e le politiche per il lavoro.

In una città come Sesto Fiorentino, che negli anni ha garantito ai suoi cittadini una quantità di verde pubblico più che doppia rispetto al minimo stabilito per legge, è pensabile di monetizzare parte degli oneri di urbanizzazione e indirizzare le risorse per rispondere a tali richieste, sapendo che le scelte vengono fatte da chi governa il territorio.

Focus di approfondimento

Gli oneri di urbanizzazione sono dovuti in relazione agli interventi che comportano nuova edificazione o determinano un incremento dei carichi urbanistici. Nel corso dell’ultimo quinquennio si sono attestati su una media di poco superiore al milione di euro l’anno, con oscillazioni del 10-20% in relazione alla fase congiunturale che riverbera i suoi effetti sull’attività edilizia ed in relazione alle fasi di modifica e aggiornamento degli strumenti urbanistici generali.

La principale invariante del Piano Strutturale è la netta distinzione tra il territorio aperto e il territorio urbano. Questa scelta è sorretta dalla considerazione che la città di Sesto Fiorentino può, per un lungo periodo, concentrarsi nelle trasformazioni necessarie per conferire nuova qualità alle aree già comprese nei limiti della città, così come sostanzialmente delineati dal Piano Regolatore Generale del 1995, senza intaccare né i territori della Piana né quelli della collina, che possiamo considerare definitivamente sottratti all’urbanizzazione e preservati a usi agro-forestali e ricreativi.
All’interno del limite del territorio urbano definito dal Piano Strutturale, sono presenti aree di margine che costituiscono la riserva potenzialmente edificabile. Il primo e il secondo Regolamento Urbanistico hanno impegnato solo una parte di queste aree, preservando alcune porzioni per eventuali fabbisogni futuri.

Le scelte politiche impongono di passare sempre più da un sistema di “regolazione” a uno di “programmazione”, aprendo maggiormente al dialogo e allo scambio di proposte e idee tra l’amministrazione, il cittadino e le imprese. Questo permetterà ai cittadini di poter valorizzare meglio il patrimonio edilizio esistente, mentre l’aver semplificato le normative urbanistiche ed edilizie concorrerà al rilancio dell’economia.
Proiettare queste soluzioni nel futuro permetterà al territorio e alle imprese di essere più competitive per localizzarsi dove meglio possono svilupparsi e produrre.

Per ciò che riguarda le nuove costruzioni, residenziali e produttive, il Piano Strutturale ha operato in una prospettiva di progressiva stabilizzazione della popolazione, attorno alla soglia di 48.000 abitanti. È stata perciò ipotizzata una crescita contenuta del numero di alloggi, tenuto conto dell’incremento dei nuclei familiari anche a popolazione stabile. Per le attività produttive, nel primo Regolamento Urbanistico si è completata l’offerta di spazi per attività artigianali. Con il secondo RU si è inteso invece incentivare lo sviluppo delle attività già insediate su tutto il territorio che, in controtendenza con la crisi economica complessiva, hanno manifestato l’esigenza di consolidamento e ampliamento degli spazi produttivi.