Un’introduzione politica

A testa alta.
Abbiamo sintetizzato così questi 10 anni di lavoro, questi due mandati amministrativi. Non c’è presunzione in queste parole, ma il giusto orgoglio di una Amministrazione che pure nelle difficoltà, e non ne sono mancate, non ha mai abbassato la testa e su ogni grande o piccola battaglia ha rivendicato un ruolo ed una posizione forti e chiari nella nostra città, anche all’interno dell’area fiorentina.
Aver vissuto questi dieci anni a testa alta significa non avere chinato il capo di fronte alle grandi sfide metropolitane, che ci hanno visto anche in minoranza, talvolta da soli, ma sempre a difesa del ruolo e della dignità della nostra comunità. Dall’aeroporto alle complesse vicende delle occupazioni abusive, passando per la – sbagliata – privatizzazione di Ataf.
Governare a testa alta, d’altra parte, significa curarsi della quotidianità dei cittadini e dei problemi che ogni giorno toccano, e talvolta affliggono, singoli, famiglie e associazioni.

Governare a testa alta significa aver costantemente ricercato e quotidianamente perseguito l’interesse della collettività. Non tutto siamo riusciti a fare, inevitabilmente. Non tutto siamo riusciti a fare come avremmo voluto. Avremmo, come sempre accade, voluto fare di più e di meglio per la nostra città, ma l’impegno di questa Amministrazione è stato continuo, assoluto. Pensiamo di avercela messa davvero tutta. Lavorare a testa alta ha significato anche rendersi conto che, nell’affrontare dinamiche locali, occorre guardarsi intorno e capire il mondo che ci circonda, comprendendo che nessuna realtà locale è un’isola e che sempre più spesso le domande che dobbiamo porci e le risposte che dobbiamo cercare richiedono lo sforzo di guardare la luna e non il dito. Vuol dire, onestà specchiata, lealtà assoluta e adesione a valori indiscutibili.

Amministrare con la crisi

Amministrare oggi è un compito difficile, impegnativo. Lo è sempre stato, ma oggi significa farlo ‘al tempo della crisi’. Quando parliamo di crisi intendiamo certo la più grave recessione economica che ha colpito il nostro Paese e l’Occidente, che si è fatta sentire con una forza spesso feroce sulle possibilità delle famiglie di guardare al futuro con serenità. Ma ci vogliamo riferire non soltanto all’incepparsi di un modello di sviluppo economico, al venire meno della sua sostenibilità, ma anche di un modello politico-sociale, che ha visto liquefarsi gradualmente i corpi intermedi della società e proporzionalmente decadere la capacità della politica di rappresentare istanze comuni e dare risposta a domande ed esigenza collettive.

Al decrescere di questo parametro si è associato l’aumento esponenziale della frammentazione della società e con essa la solitudine. Rispondere ad esigenze puntiformi, che difficilmente o troppo instabilmente riescono a trovare un punto di sintesi è difficile, sempre più difficile. Farlo senza grandi collettori di intermediazione lo è anche di più. Perché se la crisi riguarda la rappresentanza politica, riguarda anche e non meno quella sociale, riguarda il mondo del volontariato, associativo e datoriale. Governare fenomeni di un mondo “grande e terribile”, in una società in cui aumentano le spinte individualistiche e talvolta egoistiche è una sfida grande. Che chiede dedizione, studio e passione.

Risorse e bisogni

Dal fallimento di federalismo e autonomismo al neo centralismo